
Subiaco, cittadina a pochi chilometri da Roma, famosa nel mondo per i suoi monasteri benedettini, vanta un primato invidiabile: la stampa del primo libro in Italia realizzato con la tecnica dei caratteri mobili. Fu nell’abbazia di Santa Scolastica, fondata nel VI secolo dallo stesso Benedetto da Norcia, che due monaci tedeschi, allievi di Gutenberg, introdussero in Italia la nuova tecnica di stampa appena inventata. Fino ad allora, i monasteri benedettini erano stati luoghi straordinari per la conservazione e la trasmissione del sapere. Infatti, proprio negli scriptoria, gli amanuensi avevano continuato per secoli a copiare le opere degli scrittori antichi cristiani e pagani.

«“Monasterium sine libris,” citò assorto l’Abate, “est sicut civitas sine opibus, castrum sine numeris, coquina sine suppellectili, mensa sine cibis, hortus sine herbis, pratum sine floribus, arbor sine foliis...” E il nostro ordine, crescendo intorno al doppio comandamento del lavoro e della preghiera, fa luce per tutto il mondo conosciuto, riserva di sapere, salvezza di una dottrina antica che minacciava di scomparire in incendi, saccheggi e terremoti, fucina di nuova scrittura e incremento dell’antica […]» (Il nome della Rosa, U. Eco, cap. Primo giorno. Terza)


GUTENBERG E I CARATTERI MOBILI La trascrizione dei libri a cura degli amanuensi fu il principale metodo di produzione libraria fin quando Johannes Gutenberg di Magonza (circa 1390 -1468) ideò i caratteri mobili, dando avvio alla rivoluzionaria invenzione della stampa. I precedenti, sporadici tentativi di utilizzare anche per i testi la xilografia, un procedimento più lungo e complesso che consisteva nello scolpire con sgorbie e bulini interi blocchi di legno, usato soprattutto per la realizzazione di immagini, non erano giunti a buon esito, proprio per la macchinosità e la conseguente scarsa redditività del procedimento. Al contrario, il carattere mobile veniva realizzato grazie all’impressione di punzoni in acciaio su matrici in rame che, poste su forme su cui veniva colata una lega metallica fusa, dava origine a più volte la stessa lettera. Una volta fabbricati, i singoli caratteri mobili venivano allineati sui compositoi, ossia piccoli strumenti che il compositore teneva in mano per comporre le singole righe delle pagine da stampare. Inoltre potevano essere scomposti ed usati di nuovo dopo la stampa per realizzare altri testi.
LA STAMPA A SUBIACO Dopo il Sacco di Magonza (1462) gli allievi di Gutenberg si dispersero per l’Europa diffondendo le nuove tecniche di stampa nelle città in cui si trasferirono: Strasburgo, Basilea, Zurigo, Augusta, Ulm, Norimberga. Due di essi, Corrado Sweynheim e Arnoldo Pannartz, nel 1465 impiantarono a Subiaco presso il monastero di Santa Scolastica la prima tipografia italiana, nella quale perfezionarono la loro tecnica di stampa, in vista di una innovativa produzione editoriale vera e propria, con centinaia di copie. Qui, il 29 ottobre del 1465, stamparono il primo libro in Italia: il De divinis institutionibus del Lattanzio seguito oltre che da altre opere dello stesso autore, dal De Oratore di Cicerone e il De Civitate Dei di Sant’Agostino.
SUBIACO, POLO EDITORIALE E TIPOGRAFICO A Subiaco, da decenni, svolgono le loro attività la casa editrice Iter Edizioni, dedita al settore turistico, un service editoriale e tre tipografie. Dal 2006, la Fogli Volanti Edizioni, specializzata nel settore musicale, si inserisce in questa tradizione storica e culturale consolidata. Inoltre, dal 2005 è attivo il comitato "Subiaco, la culla della stampa", dedito allo studio e alla divulgazione del primato di Subiaco nella storia della stampa attraverso convegni, seminari di studio, mostre ed altre iniziative culturali.
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